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“Il re è nudo”, il grido di Greta Thunberg

Con la “Morale della favola” ci ispiriamo a racconti, aneddoti, film per spiegare in modo semplice la ragione per cui puntare a un mondo sostenibile.

Cambiamenti climatici,
rivisitazione de “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen
Personaggi
L’imperatore (Homo oeconomicus)
I tessitori (il mito del consumismo e della crescita illimitata)
Il popolo (il popolo)
Il bambino (Greta)

Con questa fiaba cercheremo di capire perché il nostro attuale e obsoleto modello economico, ci ha cacciato in una situazione molto pericolosa.
La storia narra di un imperatore vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore e in particolare del suo abbigliamento.
Un giorno giunsero nel regno due imbroglioni e illusero l’imperatore di poter tessere solo per lui un abito che sarebbe stato il più bello del mondo.
Il tessuto in realtà era inesistente infatti i tessitori si affrettarono a precisare che la magnificenza del tessuto aveva una straordinaria qualità: era invisibile agli occhi degli uomini che non erano all’altezza della loro carica e a quelli molto stupidi.
Come abbiamo detto l’imperatore era molto vanitoso e questo lo portò a tacere sul fatto che egli stesso non vedeva la tela consentendo così ai due imbroglioni di farsi pagare per un abito non esistente e di portare a termine il loro inganno.
Anche i suoi cortigiani finsero di vedere il tessuto per timore di perdere la loro carica anzi si mostrarono entusiasti dell’abito nuovo dell’imperatore e organizzarono un gran corteo.
E così l’imperatore tutto orgoglioso sfilò per le strade del suo regno completamente nudo e i cortigiani lo seguivano mentre il popolo tutto non risparmiava alcuna lusinga e diceva: “Che meraviglia! Come sono belli i vestiti nuovi dell’imperatore, come gli stanno bene”
Ad un certo punto, con grande stupore di tutti quanti, si sentì un bambino esclamare: “Ma non ha niente addosso! Il re è nudo!”
Il padre del bimbo a quel punto aggiunse: “Signore, sentite la voce dell’innocenza!” Ma l’imperatore imperterrito e pieno di sé non poteva certo passare per stupido e accettare di essere stato ingannato.
Fu così che pur rendendosi conto della sua reale condizione continuò a testa alta lungo il suo corteo. Allo stesso modo, dietro di lui i cortigiani continuarono a sorreggere lo strascico che non c’era.

Morale della favola

Analizziamo i vari personaggi.

L’imperatore rappresenta l’homo oeconomicus
Le caratteristiche dell’homo oeconomicus sono il “calcolo” e la cura per i propri interessi. Si è voluto diffondere questo stereotipo di umanità in quanto era funzionale a far affermare la teoria economica classica su cui poggia l’attuale sistema economico. 

I tessitori
Rappresentano l’inganno di raggiungere il benessere attraverso una crescita economica illimitata: produrre e consumare sempre di più. Questo modello economico non funziona più. Il pianeta ha risorse limitate e da tempo sta sopportando pesanti pressioni sui suoi delicati ecosistemi i cui effetti sfociano in danni e conflitti sociali.

Il popolo
È accondiscendente e sta seguendo, in maniera cieca, l’illusione della felicità e del benessere con il consumismo e i beni materiali. Si adatta e si lascia andare alle regole del modello economico, si uniforma per mantenere il suo posto nella società. Il meccanismo del pensiero di massa ha vinto.

Il bambino
Simbolicamente il bambino è Greta Thunberg. Come nella fiaba, Greta è una ragazzina e per questo schietta, genuina, fuori dai giochi di potere e d’interesse, vede la realtà per quella che è e urla il suo messaggio d’allarme: “La casa brucia, siamo in pericolo”.

Se con questo racconto abbiamo suscitato la tua curiosità, ti inviamo a informarti così da cambiare il finale della nostra storia (da intendersi come storia dell’umanità).
La situazione è davvero molto complessa perciò ti invitiamo ad approfondire le ragioni che ci devono portare a cambiare urgentemente modello economico.

Un testo utile è “L’economia della ciambella” di Kate Raworth che illustra la situazione nel suo insieme e a livello globale.
Questo articolo è un umile omaggio a un grande visionario, Aurelio Peccei.
Ti lasciamo con questo breve stralcio tratto da suo libro “Cento giorni per l’avvenire” uscito nel 1981!
“Dall’euforia allo smarrimento
Gli Sessanta sono stati una stagione di grandi illusioni.
L’uomo aveva la sensazione di avere finalmente messo le mani su una fonte di energia pressoché illimitata che gli avrebbe permesso di trasformare a piacere la propria vita.
Sapientemente alimentata da taluni interessi, l’ubriacatura del petrolio a volontà e a prezzi abbordabili faceva vedere la vita in rosa.
La società dei consumi sembrava un obiettivo facile da raggiungere, rispondente all’ispirazione di tutti.
L’economia era in fase di espansione e la sua crescita sembrava assicurata per decenni, a tassi annui molto elevati.
Ci si diceva che questo sviluppo, alla portata di un gran numero di paesi, avrebbe permesso ai più ricchi di soddisfare le proprie domande interne, pur contribuendo sostanzialmente al miglioramento della condizione dei paesi più poveri.
L’appetito di un’abbondanza materiale sempre maggiore poteva dunque essere soddisfatto senza pregiudicare il doveroso aiuto ai bisognosi.
La cornucopia della tecnologia sembrava d’altra parte inesauribile, pronta a sfornare, una dopo l’altra, soluzioni miracolose a tutti i problemi umani.
I futurologi predicevano un avvenire in cui lo stesso aumento incessante della popolazione non doveva preoccupare oltre misura.
I fautori di un certo controllo delle nascite venivano descritti come elementi antiliberali; e, se appena si esprimeva qualche preoccupazione per la crescita demografica, si veniva trattati da profeti di sciagura.”

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