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⭕ La ciambella in equilibrio

L’economia della ciambella di Kate Raworth – puntata 8

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

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1a mossa, Cambiare obiettivo
Passare dal Pil
alla Ciambella in equilibrio

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La ciambella in equilibrio

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La risposta che si dà la politica dopo ogni crisi è sempre la stessa: crescita.

Si cerca di renderla più accattivante affiancandola ad altri aggettivi: crescita sostenuta oppure crescita intelligente, sostenibile, inclusiva.

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Ma sempre di crescita si tratta, è inutile cercare di legittimare questo modello economico anzi è proprio il segnale che è il momento di sfrattare il cuculo dal nido.

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Per farlo bisogna cambiare visione e tornare a parlare di valori e obiettivi e capire la direzione da prendere.

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L’umanità ha bisogno di una bussola per rifondare il pensiero economico e giungere a un modello di sviluppo equo e sostenibile. 

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Per spiegarlo Kate Raworth ha disegnato due anelli concentrici.

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L’anello interno (in rosso)  rappresenta il livello minimo sociale: ogni persona dovrebbe poter soddisfare bisogni primari quali:

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1.cibo

2.acqua

3.assistenza sanitaria

4.reddito

5.istruzione

6.energia

7.lavoro

8.diritto di espressione

9.parità di genere

10.equità sociale

11.resilienza agli shock

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L’anello esterno (in color ocra) è il limite ambientale cioè il tetto ecologico da rispettare per evitare danni ambientali gravi e irreversibili: perdita di biodiversità, accumulo di gas serra in atmosfera, alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, ecc.

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Tra questi due anelli c’è uno spazio operativo sicuro per l’umanità (Safe and Operating Space, SOS) con un’economia rigenerativa e distributiva, in altre parole, ecologicamente sostenibile e socialmente equa.

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Attualmente miliardi di persone si trovano sotto il livello minimo sociale (il centro della ciambella) in quanto esiste una situazione di deprivazione che impedisce loro di soddisfare i bisogni essenziali. 

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Al  contrario, al di sopra del limite ambientale siamo in una zona di eccesso e di forte pressione sul tetto biofisico sopportabile dal pianeta.

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Lo sviluppo economico globale del XX secolo ha contribuito a togliere dalla povertà milioni di persone nel mondo consentendo di migliorare notevolmente lo standard di vita.

Questo però ha dato origine a un’impennata nel consumo delle risorse della Terra causando forti impatti ambientali.

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Dal 1950 al 2010 la popolazione mondiale è triplicata così come si sono intensificate le attività umane determinando nel giro di 200 anni una nuova epoca geologica chiamata, non a caso, Antropocene.** 

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Il termine deriva dal greco anthropos, che significa uomo con l’aggiunta del secondo elemento –ceneè l’era geologica nella quale  l’uomo e le sue attività sono la causa principale delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche del pianeta.

Il termine venne divulgato negli anni 2000 da Paul Crutzen, premio Nobel per la Chimica a seguito delle sue pubblicazioni scientifiche.

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L’epoca che abbiamo lasciato alle spalle si chiama Olocene, caratterizzata da un clima stabile, abbondanza d’acqua dolce e una biodiversità prospera e generosa: condizioni che hanno garantito all’uomo la possibilità di progredire ed espandersi rapidamente.

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Con l’Antropocene invece si aprono scenari climatici sconosciuti e pericolosi per l’intera umanità e, in generale, per tutti gli esseri viventi sulla Terra.

Un team di esperti di scienze del sistema Terra e della sostenibilità guidato da Johan Rockström** ha identificato nove processi naturali che sono critici (per esempio sistema clima e ciclo dell’acqua) ma che ancora consentono di mantenere condizioni simili a quelle dell’Olocene.

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Per evitare di trovarci in una situazione incontrollabile, gli scienziati hanno stabilito dei confini, dei limiti da non oltrepassare. È vitale quindi regolare le attività umane affinché non si aggiungano ulteriori pressioni sul sistema pianeta.

“Siamo la prima generazione a riconoscere che stiamo mettendo a rischio la capacità del sistema Terra di sostenere lo sviluppo umano” (Johan Rockström) 

È bene ricordare che, purtroppo, quattro limiti sono già stati oltrepassati: cambiamenti climatici, trasformazione del suolo, flussi di azoto e fosforo e perdita della biodiversità.

A questo punto è facile intuire che i limiti biofisici del pianeta e la base sociale sono strettamente interconnessi.

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Ma come si può passare dalla crescita infinita alla prosperità in equilibrio?

Quali sono le soluzioni?

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La crescita infinita dettata dal Pil ci ha portato in una situazione molto pericolosa.

Siamo dunque la prima generazione ad essere consapevole di dover attuare una trasformazione che miri ad un futuro sostenibile e ciò si può fare adeguando il nostro modo di vivere, comprare, viaggiare, gestire il denaro tenendo conto dei limiti sociali e planetari illustrati con la Ciambella.

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Questo modo di agire deve essere applicato a tutti i livelli:  persone, comunità, strategie dei governi e di aziende.

Per Kate Raworth possiamo vivere nello spazio sicuro ed equo della ciambella se si tengono conto di cinque fattori determinanti:

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-Popolazione

Deve necessariamente stabilizzarsi: più abitanti ci sono più bisogni occorre soddisfare. 

La buona notizia è che la popolazione tende a stabilizzarsi quando le persone vivono senza privazioni rispettando un livello minimo sociale (come previsto nella Ciambella). È particolarmente importante l’istruzione delle donne e l’assistenza sanitaria dei bambini: è così che si può andare nella direzione auspicata.

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-Distribuzione della ricchezza globale

Le emissioni di gas serra vanno di pari passo con lo standard di vita di un popolo: tanto più lo stile di vita è alto tanto più aumentano tutti i consumi (dal cibo all’energia).

Come si fa a sfamare il 13% di popolazione malnutrita nel mondo? 

Se si pensa che attualmente buona parte (tra il 30 e 50%) del cibo mondiale va perso dopo il raccolto, sprecato nelle catene di rifornimento e addirittura buttato dai nostri piatti alla pattumiera, la fame potrebbe essere debellata con il 10% del cibo prodotto ma che non viene mangiato.

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-Aspirazioni

Entro il 2050 si prevede che il 70% della popolazione mondiale vivrà in zone urbane con un conseguente alzamento dello standard di vita e di consumo.

È necessario rimodulare le nostre aspirazioni in alternativa al modello del consumismo.

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-Tecnologia

Un altro fattore importantissimo è l’innovazione che deve rappresentare uno strumento per ottimizzare l’efficienza delle infrastrutture (alloggi autoriscaldanti o autorinfrescanti, trasporti con energie rinnovabili, etc)

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-Governance

Sono necessarie strutture di governance efficaci come non lo sono mai state prima, a partire dal livello locale fino a quello globale. È una grande sfida visto che occorre contrastare gli interessi radicati da lungo tempo, le norme e aspettative di paesi, aziende e comunità.

Resta il fatto che bisogna affrontare complesse interazioni del sistema Terra e ridurre la pressione dell’umanità sui limiti del pianeta.

Se la bussola della Ciambella ci orienta verso la prosperità in equilibrio con il pianeta, come possiamo rappresentare graficamente l’economia in relazione al tutto?

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Lo vedremo con la 2a mossa,  “Vedere l’immagine complessiva” mettendola a confronto con la raffigurazione dell’economia tradizionale così da comprendere perché siamo arrivati a questo punto. 

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Continua a seguirci!

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Legenda relativa ai link:

* fonte citata nel libro “Economia della Ciambella”

** approfondimento suggerito da Culturaintour

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