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⭕ In crescita, verso l’infinito e oltre

Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth – puntata 19

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo 

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7a mossa, Essere agnostici sulla crescita

Passare da “dipendenti”

a “agnostici riguardo alla crescita”

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In salita, verso l’infinito e oltre

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L’obiettivo per il XXI secolo è entrare nella Ciambella cioè nello spazio sicuro e equo mettendo fine a disuguaglianza e degrado ambientale. Due piaghe che le economie in crescita non hanno saputo guarire.

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Nella puntata 7 abbiamo parlato del Pil mettendo in discussione il fatto che sia l’indicatore migliore per indicare il successo di un’economia. La questione però non è solo andare oltre il suo utilizzo perché resta l’ostacolo di dover superare l’assuefazione finanziaria, politica e sociale sulla crescita del Pil.

Kate Raworth spiega che bisogna creare economie che siano agnostiche riguardo alla crescita ossia avere una mentalità che porti a progettare un’economia per far prosperare l’umanità a prescindere dal Pil.

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Il XX secolo ci ha lasciato in eredità un’economia che necessita di crescere senza chiedersi se stesse creando prosperità o meno ed è per questo che ora abbiamo conseguenze sociali e ambientali molto gravi.

La svolta per il XXI secolo è di creare economie che facciano prosperare che crescano o no.

Diventare agnostici sulla crescita richiede perciò di trasformare quelle strutture finanziarie, politiche e sociali che hanno portato le nostre economie a puntare su una crescita continua, fino a dipenderne.

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Troppo pericoloso per disegnarlo

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Kate propone un gioco divertente e molto suggestivo.

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Se si dovesse chiedere a un economista di tracciare su un foglio l’andamento del Pil a lungo termine è molto probabile che si metta tracciare la celebre linea, nota come curva esponenziale, che sale all’infinito. Gli economisti mainstream puntano sul fatto che il Pil debba crescere periodicamente di una percentuale fissa, che sia del 2% o del 9%, purché in salita rispetto alla sua entità precedente.

Avremo quindi tra le mani un disegno con questa linea in salita, sospesa a mezz’aria.

Ma poi? 

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Possiamo ipotizzare che sale all’infinito oppure che a un certo punto inizi ad appiattirsi e stabilizzarsi.

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La prima opzione è piuttosto imbarazzante perché la linea inizierà a crescere molto rapidamente perché siamo nell’ambito di funzioni esponenziali.

Per fare un esempio, se prendiamo un tasso di crescita del 10% di un qualcosa, alla fine del settimo anno sarà semplicemente raddoppiato.
Se vogliamo stare su un tasso ipotetico del 3% questo avverrebbe nel giro di 23 anni.

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Alle implicazioni che ciò porta, potrà sembra incredibile, ma non se ne parla. I libri di testo danno come obiettivo delle politiche economiche la crescita del Pil e non danno mai previsioni su un ciclo nel lungo termine perché costringerebbe gli economisti a confrontarsi sulle assunzioni più profonde riguardo alla crescita.

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Un’analisi tuttavia è stata fatta e risale al 1960 quando W.W. Rostow, economista americano, pubblicò “The Stages of Economic Growth” –  Le fasi di crescita economica.**

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Secondo la teoria di Rostow lo sviluppo economico di un paese è un processo sequenziale a fasi (o stadi) di sviluppo.

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1.La società tradizionale  

2.I presupposti per il decollo

3.Il decollo 

4.La spinta al pieno sviluppo

5.L’era dei grandi consumi di massa

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Tutto inizia con la società tradizionale che basa le attività sul settore primario, agricoltura e artigianato. Vi è assenza di tecnologie.

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Con lo stadio 2 si diffonde l’idea – scrisse Rostow – che non solo il progresso sia possibile ma che il progresso economico sia una condizione necessaria per raggiungere alcuni altri scopi ritenuti positivi come dignità nazionale, profitto privato, benessere generale. L’avvio alla costruzione di infrastrutture per trasporti e comunicazioni, investimenti da parte di imprenditori e la creazione di tutte le condizioni per aprire ai bisogni dell’economia moderna.

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Arriviamo allo stadio 3, il decollo con la sua “crescita come condizione normale”: l’industria e l’agricoltura commerciale dominano l’economia.

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Spiegò Rostow: “Sia la struttura basilare dell’economia sia la struttura sociale e politica della società vengono trasformate perché sia possibile mantenere un tasso di crescita regolare”.

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La spinta al pieno sviluppo consente il fiorire di industrie moderne a prescindere dalle risorse di una nazione. Entriamo così nella fase 5, con l’era dei grandi consumi di massa.

Il modello Rostow lascia un po’ di suspense in riferimento alla questione che viene dopo e su cosa fare quando lo stesso aumento del reddito reale perde il suo fascino.

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Rostow ritenne saggio di non approfondire perché all’epoca stava per diventare consigliere di John F. Kennedy. E indovina cosa aveva promesso in campagna elettorale?

Una crescita economica del 5% e, comprensibilmente, Rostow avrebbe dovuto impegnarsi e mantenere il focus sul come far salire il Pil.

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Kate Raworth suggerisce una metafora molto efficace riguardo al volo dell’aereo-economia: l’aereo di Rostow decolla, si alza in volo con un tasso di salita costante e non si chiede più se e dove atterrerà mai.

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La star del palco con un ruolo inadeguato

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Passiamo alla seconda opzione del gioco con l’economista .

La nostra linea ad un certo punto tende ad appiattirsi e stabilizzarsi su un dato livello.

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Prima ancora che fosse inventato il Pil, i fondatori della teoria economica classica avevano elaborato il concetto che, come tutte le cose,  la fine della crescita economica fosse inevitabile: da Adam Smith a David Ricardo o John Mill, seppure attraverso analisi diverse, tutti intravedevano una fase stazionaria.

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In particolare J. Keynes si spinse a dichiarare che “non è lontano il giorno in cui il problema dell’economia avrà il ruolo di secondo piano che gli compete e le arene della mente e del cuore saranno occupate o rioccupate dai nostri veri problemi – i problemi della vita e delle relazioni umane, della creazione e del comportamento e della religione”.*

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Gli stessi padri dell’economia classica, quindi, se, matita in mano, potessero proseguire la linea curva esponenziale, partirebbero dall’estremità proiettata verso il cielo e la linea comincerebbe a prendere un andamento graduale verso appiattimento.

Come risultato si avrebbe una raffigurazione a S, la cosiddetta  “curva logistica”.

La storia della curva a S inizia nel 1838, quando Pierre F. Verhulst, matematico e statistico, ideò la curva di crescita logistica (o funzione logistica)**, come modello di crescita della popolazione mettendo in relazione l’aumento o diminuzione demografica in rapporto alla disponibilità delle risorse.

La curva a S si estese a molti ambiti scientifici come ecologia, biologia in cui la sua applicazione era funzionale a molti processi naturali. 

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Non fu così per gli economisti per più di un secolo.

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Le cose cambiarono improvvisamente nel 1971 con la pubblicazione de La Legge dell’Entropia e il processo economico * di Nicholas Georgescu Roegen**, uno degli economisti ambientali più geniali. Con il suo lavoro, spiegava della necessità di un appiattimento della crescita dell’economia globale di fronte alla capacità della Terra di sopportare le pressioni sui suoi ecosistemi.

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Georgesch sintentizzava i suoi studi con una frase: “Coloro che credono fermamente che la crescita esponenziale possa durare in eterno in un mondo finito, o è un pazzo o è un economista”.

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Se l’umanità imparerà a muoversi nell’Antropocene senza spingere il nostro pianeta verso una condizione molto più calda, secca e ostile – ci rassicura Kate – anche le economie che creiamo potrebbero continuare a prosperare – non a crescere, ma a prosperare – per millenni, se le gestiremo con saggezza.

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La domanda che possiamo farci ora è:

A che punto siamo sulla curva della crescita?

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Il Pil mondiale dall’inizio del boom economico degli anni Cinquanta è cresciuto oltre di oltre 5 volte e le previsioni dicono che per il futuro continuerà al tasso del 3-4% circa all’anno.

Bisogna comunque tener conto che la crescita globale è costituita da tassi di crescita molto differenti tra le economie.

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È prevedibile che i paesi a basso reddito abbiano tassi di crescita economica molto elevati essendo nella “fase del decollo” come Rostow insegna.

Questi paesi sono in un punto della linea a S** che si appresta a salire. È fondamentale che questi paesi siano supportati a livello internazionale affinché partano con tecnologie avanzate e non inquinanti e con il modello lineare ossia degenerativo che conosciamo bene. Devono essere in grado di convogliare la crescita nella creazione di economie distributive e rigenerative per principio e cominciare a portare i loro abitanti nello spazio equo e sostenibile.

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Discorso diverso per i paesi industrializzati in cui l’aumento della popolazione è molto basso.** La crescita del Pil nei paesi ad alto reddito è molto rallentata e le disuguaglianze sono aumentate.

A livello globale l’impronta ecologica** dei paesi industrializzati mette in evidenza che, di anno in anno, si oltrepassa la capacità della Terra di garantire le risorse naturali – overshoot day** – poiché si produce e si consuma come se si avessero a disposizione quattro pianeti.

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È palese la contraddizione: da un lato i paesi industrializzati dichiarano di puntare a entrare nello spazio equo e sicuro della Ciambella e d’altro hanno ancora come obiettivo di far crescere il Pil e, per dirla con l’ironia di Kate Raworth, ci possiamo trovare a “distruggere il nido per nutrire il cuculo”.

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Le economie avanzate sono forse arrivate all’apice della curva a S?

È possibile una crescita verde?

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La prossima volta vedremo come risponde Kate Raworth.

Continua a seguirci e se trovi interessante l’Economia della Ciambella, condividi questo articolo!

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Legenda relativa ai link:

* fonte citata nel libro “Economia della Ciambella”

** approfondimento suggerito da Culturaintour

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