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⭕ L’umanità ideale in 5 passi …3,4,5

L’Economia della ciambella di Kate Raworth – puntata 12, seconda parte

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

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3a mossa, Coltivare la natura umana

Passare dall’Uomo economico razionale

a Esseri umani sociali adattabili

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L’umanità ideale in 5 passi… 3,4,5 

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Nell’articolo precedente ci si è resi conto di quanto sia complessa la natura umana che non può assolutamente essere rappresentata con il modello dell’uomo economico razionale.

Per passare a un nuovo ritratto dell’umanità nel XXI secolo sono necessari cinque cambiamenti.

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Due cambiamenti li abbiamo già visti e sono:

1. Da egoisti a socialmente riconoscenti

2. Da preferenze fisse a valori fluidi

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Ora proseguiamo.

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3. Da isolati a interdipendenti

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Raffigurare l’uomo economico razionale come individuo isolato e indifferente alle scelte degli altri è stata un’opzione funzionale alle teorie economiche classiche ma la natura umana ha la tendenza a uniformarsi e a essere condizionata dalle norme sociali.

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Oggi le persone sono sempre di più interconnesse in molti modi, soprattutto con i social media: una comunicazione così estesa genera un’influenza sociale che si traduce in comportamento collettivo.

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A questo proposito Matthew Salganik, Peter Dodds e Duncan Watts hanno condotto un esperimento su larga scala coinvolgendo ben 14000 giovani reperiti attraverso un sito web. 

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Lo scopo della ricerca era indagare l’effetto dell’influenza sociale sull’azione collettiva*. I ricercatori hanno proposto agli adolescenti un campione di 48 canzoni inedite per analizzare come si sarebbe giunti a una hit parade attraverso i loro gusti musicali.

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I 14mila partecipanti vennero suddivisi in due gruppi.

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Nel primo (chiamato gruppo di controllo) la classifica delle canzoni era basata su scelte individuali in quanto ognuno ignorava quale canzone veniva votata dagli altri. 

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Il secondo gruppo venne ulteriormente suddiviso in otto gruppi più piccoli chiamati “mondi”.

Questa volta i membri di ciascun gruppo conoscevano il voto dei compagni all’interno del proprio “mondo”.

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Il risultato?

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In tutti i gruppi sperimentali, la popolarità di ogni canzone dipendeva in parte dalla sua qualità e complessivamente in linea con il “gruppo di controllo” ma ogni “mondo” aveva creato una propria classifica influenzato da quello che facevano gli altri.

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Secondo gli autori buona parte della spiegazione può stare nel fatto che gli individui non prendono decisioni in modo del tutto indipendente, ma sono influenzati dal comportamento degli altri in modo imprevedibile, facendo passare in secondo piano l’elemento “qualità” del prodotti.

Questo vuol dire che la forza delle reti sociali modella le nostre preferenze, opinioni, acquisti e comportamenti tanto più le persone sono interconnesse. 

Questa interdipendenza potrebbe essere utilizzata per generare cambiamenti comportamentali in positivo.

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4. Dal calcolo all’approssimazione

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L’Homo Sapiens non possiede l’affidabilità dell’uomo economico razionale e questo lo affermò Herbert Simon, economista, sin dagli anni Cinquanta.

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Successivamente Daniel Kahneman e Amos Tversky, entrambi psicologi, furono pionieri dell’economia comportamentale, applicarono cioè la psicologia allo studio delle decisioni economiche degli individui ritenendo che la psicologia avesse un ruolo determinante nelle scelte delle persone.

Il programma di ricerca denominato  “Heuristics and Bias Program” aveva lo scopo di studiare come le persone prendano decisioni in contesti caratterizzati da ambiguità, incertezza o scarsità delle risorse disponibili**.

Nel 1974 pubblicarono “Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases” con il quale  introducevano il termine “bias Cognitivo” 

Emerse che gli individui prendono le loro decisioni utilizzando  euristiche (scorciatoie mentali), piuttosto che elaborati processi razionali (frutto di ragionamento lento, seguenziale e faticoso).

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Le euristiche di giudizio sono un meccanismo mentale residuo dell’evoluzione dell’Homo Sapiens che gli ha garantito la sopravvivenza e funzionano correttamente nella maggior parte dei casi. Tuttavia vi è una vasta gamma di euristiche che produce sistematiche distorsioni della realtà e sono i cosiddetti bias cognitivi.

I bias cognitivi hanno lo scopo di rendere l’essere umano “cieco” rispetto a certe informazioni per favorire rapidità e semplicità decisionali con la conseguenza che ci conducono a conclusioni errate della realtà.

Non a caso lo studio dei bias cognitivi è utilizzato nel mondo del marketing, della pubblicità e della gestione aziendale.

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Gerd Gigerenzer, psicologo evoluzionista, invece sostiene che “le buone intenzioni vanno oltre la logica” e che siamo sopravvissuti nel corso dell’evoluzione proprio grazie alle distorsioni cognitive.

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Per Gigerenzer gli economisti comportamentali “pensano che le persone non siano in. grado di comprendere il rischio e vadano indirizzate dalla nascita alla morte **.

Possiamo concludere – dice Kate Raworth – che le euristiche funzionano nei contesti  in cui si sono evolute. Per questo motivo tendono a non considerare un fenomeno inedito come i cambiamenti climatici che hanno la caratteristica di essere invisibili, graduali e con effetti a lungo termine.

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I politici dovrebbero quindi promuovere un cambiamento comportamentale avvalendosi di una combinazione efficace delle euristiche* basate sulla consapevolezza del rischio affiancata a incentivi comportamentali.

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5.Da dominanti a dipendenti

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Il filosofo inglese Francis Bacon nel XVII secolo scrisse “La razza umana recuperi quel diritto sulla natura che le appartiene per lascito divino” .

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Questa prospettiva ha sempre caratterizzato la cultura occidentale fino ai giorni nostri ma l’uomo, in realtà, non è al vertice della piramide della natura è strettamente connesso e dipendente dalle reti ecologiche.

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È grazie al periodo dell’Olocene –  l’epoca geologica che abbiamo ormai lasciato alle spalle con il suo clima stabile, abbondanza d’acqua dolce, lo strato protettivo dell’ozono e l’abbondanza di biodiversità –  se l’Homo Sapiens ha potuto evolversi e prosperare.

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Questo fa capire quanto l’umanità sia integrata nella biosfera e non a capo di essa.

C’è bisogno di un cambiamento culturale, di una nuova consapevolezza rispetto al ruolo che si è dato l’umanità, come ha spiegato l’ecologo americano, Aldo Leopold “da conquistatori della comunità terrestre a suoi semplici membri e cittadini**.

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Esiste un forte divario in merito alla relazione con la natura tra la popolazione STRANA – società industrializzate – e le comunità che vivono in centri rurali: la popolazione occidentale tende a rendere antropomorfo tutto il mondo vivente* **.

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Un primo passo è ridefinire il linguaggio.

Gli economisti ambientali per esempio descrivono il mondo vivente in termini di fornitura di “servizi ecosistemici” e di “capitale naturale” ma evocano le voci di asset di bilanci.

Per questo molti studiosi di economia invitano a trovare termini più efficaci per evidenziare la nostra interdipendenza con l’ambiente naturale.

L’esperta di biomimetica Janine Benyus ha deciso di descrivere diversamente la nostra relazione con il mondo:  parla della Terra come di “questa casa che è nostra ma non solo nostra”.

Le parole giuste aiutano a modificare il nostro rapporto con la natura e ci consentono di avere l’atteggiamento idoneo per incamminarsi verso un futuro prospero in armonia con la Terra.

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Con questo articolo abbiamo imparato che l’umanità è interdipendente sia come specie che come parte di un ecosistema naturale complesso e vulnerabile.

Lo stesso comportamento umano è estremamente complesso e imprevedibile per questo è necessaria la piena consapevolezza che servino profondi cambiamenti nel nostro atteggiamento mentale e culturale per incamminarci verso un futuro prospero in armonia con il pianeta.

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Come facciamo a cambiare?

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Gli incentivi monetari per superare la deprivazione umana e il degrado ecologico sono lo strumento migliore?

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E se i nostri valori, newtwork e i prinipici di reciprocità fossero più efficaci?

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Vedremo come risponde a questi interrogativi Kate Raworth nella prossima puntata.

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Legenda relativa ai link:

* fonte citata nel libro “Economia della Ciambella”

** approfondimento suggerito da Culturaintour

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