← Torna al blog

Cosa hai deciso da bambino?

ciao,
come stai?
Sentivamo forte il desiderio di aggiornarti e dunque eccoci qui.
Questa volta scriverò solamente io, la prossima volta Ester con una notiziona.

Ci fa piacere dirti che abbiamo ricevuto tantissime mail a seguito della ns. newsletter che avvisava che da quel momento avremmo avuto come focus la sostenibilità.
Alcuni iscritti lasciavano trasparire un certo dispiacere, altri ancora avrebbero aspettato curiosi le novità e moltissimi ci hanno incoraggiato.
Quindi incrociando le dita abbiamo fatto questo salto nel “nuovo” e crediamo profondamente sia la cosa giusta.
Ci auspichiamo che ci aiuterai.

Bene, ora iniziamo.
Pronti ? Via!

Ti piace la foto in alto? L’ho presa dall’album di famiglia. 
Ci sono i miei tre pargoli: Ester (felpa rosa), Gianni e Simone. Stanno giocando con dei tappi di sughero.
Dopo spiegherò perché questa foto è tanto significativa per me.

Cosa hai deciso da bambino? 
La frase che introduce la newsletter esprime una mia convinzione: quello che vogliamo da grandi lo decidiamo presto, a volte da bambini.

Possiamo dire che, più o meno consapevolmente, sappiamo 
quale direzione dare alla nostra vita.
A volte la direzione si traduce in cosa assolutamente non vogliamo 
da adulti.

Ognuno di noi cerca il suo scopo, la ragione della propria esistenza o quanto meno quella che si vuole dare.

Ora anch’io ora faccio un salto da bambina anzi prima ancora che nascessi.
La mia famiglia è di origine lucana (Basilicata per intenderci).
Siamo negli anni Cinquanta. Mio nonno paterno era un contadino che in tutta la sua vita non si è mai spostato dal paese e così stava accadendo a mio papà, che ha trascorso buona parte della gioventù ad aiutare mio nonno in campagna.

Un giorno, la svolta: ha fatto le valigie ed è partito per trovare un lavoro all’estero che potesse garantirgli un futuro migliore. 
Ha lasciato tutto: famiglia, amici, casa e una fidanzata (mia madre) ad aspettare il suo ritorno.
Poi il treno e pochi soldi in tasca. 
Alle spalle un paesino, davanti il mondo.

Alcune cose le portò con sé: l’intensa connessione con la natura, la campagna, il vivere in armonia con le stagioni, il forte legame con le persone a cui voleva bene.

Molti anni più tardi tutto questo lo ha trasmesso a me e ai miei fratelli.
Con mio papà e il resto della famiglia si passava le vacanze in

Basilicata in questo paesino isolato dal mondo, in cui si viveva 
dell’essenziale, di quello che dava la campagna.
Nelle case l’acqua non usciva dai rubinetti tutto il giorno.
Era razionata. Solo alcune ore al mattino.
Questo mi servì moltissimo perché imparai a non dare tutto per scontato e capii
il grande valore all’acqua.
Eppure la gente si dava da fare. Mi ricordo la grande solidarietà, la propensione a
condividere e ad aiutarsi, a fare grandi tavolate assieme ai parenti con pietanze
semplici e genuine.
Vigeva l’arte di non sprecare niente: né cibo e né oggetti.

Tutto veniva utilizzato e riutilizzato fino all’ultimo.
Ecco … la “sostenibilità” esisteva, era praticata quotidianamente: me la insegnavano i miei nonni con il loro stile di vita e la vedevo osservando la gente, girando per le case dei miei zii.

Quando poi iniziai a frequentare le scuole elementari sentivo con inquietudine a scuola la maestra che parlava di inquinamento, di verde eroso dal cemento. Vedevo con i miei occhi un quartiere grigio. 
Vivevo nell’hinterland di Milano in un comune costruito negli anni gloriosi
del boom economico: tantissimi palazzi senza giardino o al massimo i cortili del condominio per far giocare i bambini.
Regnavano la “sbornia” all’acquisto compulsivo e i ritmi frenetici.

È così che fin da piccola ho scelto che avrei fatto qualcosa in prima persona “per vedere la gente felice e salvare la natura” tradotto con le parole di adulta : per creare momenti di socializzazione e sensibilizzare bambini e adulti alla salvaguardia dell’ambiente.

La foto in alto (anno 1998) si riferisce ad un’iniziativa che proposi alle scuole elementari che frequentavano i miei figli. Si trattava di raccogliere i tappi di sughero da destinare al riciclo.

È stata una delle primissime iniziative che organizzavo: la finalità era di stimolare i bambini a diminuire i rifiuti e imparare a conoscere il sughero, eccezionale materiale naturale, che riciclato viene usato per produrre pannelli isolanti termici per edifici.

Ogni giorno, i bambini portarono da casa i tappi di sughero e in due mesi ne furono raccolti 47,5 kg.
Per ringraziare i bambini scrissi una storia molto divertente.

Per qualche anno l’iniziativa proseguì nelle scuole. Ritiravo personalmente i tappi raccolti e li portavo presso un’azienda che produce pannelli di sughero per l’edilizia: in cambio ricevevo materiale scolastico (righelli, gomme, etc.) che portavo a scuola.
Poi il mio Comune di residenza decise di istituire uno spazio per la raccolta del sughero presso il centro di raccolta differenziata, tuttora presente!

Nelle prossime newsletter ti racconterò quante cose meravigliose si possono fare coinvolgendo la comunità. Per questa volta mi sono dilungata abbastanza.

Ora ti saluto assieme ad Ester e ti anticipiamo che potremo vederci
(se puoi, è un pomeriggio) mercoledì 20 marzo a Lomazzo presso Auser. 
Segue locandina con la prossima newsletter.

Per te quali erano da bambino le cose importanti che sono rimaste tali?
Se vuoi raccontarcelo saremo contentissime.

Un grande saluto!
Ester e Margherita
* ° * ° * ° *

Comments

comments

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


− 1 = quattro