Conferenza Baietti a Olgiate Comasco

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“Buio come il vetro” è un piacevole omaggio ai tesori d’Arte e spiritualità incastonati in luoghi apparentemente anonimi. E’ un romanzo ironico e accessibile (nonostante tratti dell’occulto), con un protagonista fin troppo umano. Dà spazio alle concrete, impagabili gioie dell’amore e del palato.
Giorgio Baietti è laureato in Lettere e in Sociologia. E’ insegnante e giornalista, studioso di storia alternativa ed esoterismo. Dal 1986, si occupa del mistero di Rennes-le-Chateau: il paese nel sud della Francia dove il parroco Bérenger Saunière, dal 1885 al 1917, dispiegò i segni di un’improvvisa ricchezza. Un luogo dove chiese e tombe recano scritte e figure indecifrabili. Sulla questione, Baietti ha composto il saggio “L’enigma di Rennes-le-Chateau” (2003, Edizioni Mediterranee) e “Lo specchio inverso”. Da Rennes-le-Chateau all’Italia” (2007, Edizioni L’Età dell’Acquario). Ha scritto anche un altro thriller, “I guardiani del tempo” (2009, PIEMME). Tiene conferenze e seminari in tutta Italia; ha partecipato a diverse trasmissioni televisive (RAI, Mediaset) e radiofoniche. Il nonno di Giorgio Baietti è originario di Olgiate Comasco.

Joan Miró. La forza della materia, Mudec, Milano

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Il lavoro di Joan Miró, una delle personalità più illustri della storia dell’arte moderna, è intimamente legato al surrealismo e alle influenze che artisti e poeti di questa corrente esercitarono su di lui negli anni venti e trenta. È attraverso di loro che Miró sperimenta l’esigenza di una fusione tra pittura e poesia, sottomettendo la sua opera a un processo di semplificazione della realtà che rimanda all’arte primitiva, al tempo stesso punto di riferimento per l’impostazione di un nuovo vocabolario di simboli e strumento utile a raggiungere una nuova percezione della cultura materiale.

La retrospettiva intende porre l’attenzione su questo ultimo aspetto, mostrando attraverso un’ampia selezione di opere realizzate tra il 1931 e il 1981, l’importanza che l’artista ha sempre conferito alla materia, non solo come strumento utile ad apprendere nuove tecniche ma anche e soprattutto come entità fine a se stessa.

Attraverso la sperimentazione di materiali eterodossi e procedure innovative, l’artista mira a infrangere le regole così da potersi spingersi fino alle fonti più pure dell’arte.

Boccioni a Palazzo Reale, Milano

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A cento anni dalla morte di Umberto Boccioni (1882-1916) Milano celebra con una grande mostra l’artista del Futurismo, indiscusso protagonista dell’Avangiardia italiana. La sua geniale soluzione nel rappresentare visivamente il movimento e le sua ricerca sul rapporto tra oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XXI secolo.
Un’occasione unica per scoprire i più importanti dipinti e sculture dell’artista, ma anche dei principali protagonisti della cultura a lui contemporanea, insieme ad un’ eccezionale selezione di 60 disegni di Boccioni provenienti dal Castello Sforzesco di Milano. Ricca di novità, la mostra racconta il percorso artistico di Boccioni, la sua fama internazionale e la sua attività milanese, alla luce anche di inediti documenti riemersi.

Simbolismo a Palazzo Reale, Milano

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A Palazzo Reale un confronto tra circa 150 opere tra dipinti e sculture che rappresentano uno dei versanti più interessanti della produzione artistica del XIX secolo: il Simbolismo.
Le opere, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee, oltre che da collezioni private, rievocano le atmosfere suggestive e la dimensione onirica a cui aspiravano gli artisti simbolisti.
Il percorso espositivo, che si sviluppa in 18 sezioni tematiche, rivela opere fortemente emotive dove nulla, tra simboli enigmatici, caratteri misteriosi e reminiscenze mitologiche è lasciato al caso. È il territorio dell’inconscio, con le sue ombre e le sue incertezze, in cui fantasia, sogno e delirio si mescolano per creare immagini stranianti e allo stesso tempo misteriosamente coinvolgenti.

“Gauguin. Racconti dal paradiso” al Mudec, Milano

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Il Museo delle Culture di Milano ospita la mostra “Gauguin. Racconti dal paradiso”.

Dal museo danese Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen sono giunti più di 35 lavori tra i quali “Vahine no te Tiare” (Donna con fiore), uno dei primi dipinti che l’artista inviò in Francia da Tahiti nel 1891, come opera ambasciatrice di una nuova arte radicale “made in Polinesia”.
Proviene invece dal Musèe d’Orsay di Parigi “Autoritratto con Cristo Giallo” che testimonia la fascinazione di Paul Gauguin per l’arte “primitiva”.
“Mahana no atua” (Giorno di Dio), dell’Art Institute of Chicago, dimostra che l’influenza di immagini e ricordi di un mondo primordiale così come la commistione di fonti iconografiche diverse fosse elemento imprescindibile della produzione di Gauguin. L’allestimento vede complessivamente una settantina di opere insieme a lavori di Cézanne, Pissarro e Van Gogh.

Mostra “Giotto. L’Italia” a Palazzo Reale, Milano

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La mostra di Giotto (1267-1337) è un percorso emozionante che rende omaggio all’artista che a partire dai suoi contemporanei è stato riconosciuto come il grande innovatore, padre dell’arte moderna italiana.
La mostra, con allestimento di Mario Bellini, ha un motivo particolare per essere realizzata a Palazzo Reale: esso infatti ancora ingloba strutture del palazzo di Azzone Visconti, signore di Milano dal 1329 al 1339. Amante delle arti, il mecenate chiamò Giotto a Milano per eseguire vari affreschi per il palazzo Visconteo, oggi perduti. I due cicli di dipinti murali dovevano raffigurare imprese e glorie di eroici protagonisti della storia, andando da quelli mitici dell’antichità (Enea ad esempio), sino ad arrivare ai Visconti.
Allievo di Cimabue, coetaneo ed amico di Dante Alighieri, lasciò il segno in moltissime città italiane: Napoli, Roma, Assisi, Padova, Bologna, Milano. Giotto ebbe un ruolo rivoluzionario nella storia dell’arte europea: la sua tecnica pittorica ben presto gli procurò un’ avvincente carriera che lo portò a viaggiare nei centri più importanti della vita politica, culturale e spirituale del suo tempo.

Milano, visita Casa Atellani e vigna di Leonardo

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Ludovico il Moro, duca di Milano, nel 1498 donò a Leonardo la vigna che si trovava in mezzo ai campi, in fondo all’attuale giardino della Casa degli Atellani, nell’area che apparteneva allora alla vigna grande di San Vittore.
Gli Atellani erano una famiglia di cortigiani sforzeschi ai quali il Moro, anni prima, aveva già donato due case. Ludovico il Moro aveva un grande progetto per questo angolo di città: rendere la Basilica di Santa Maria delle Grazie il mausoleo del proprio casato, gli Sforza e costruire un quartiere residenziale dove insediare i suoi uomini più fedeli tra cui gli Atellani e lo stesso Leonardo.
La casa degli Atellani è una delle rare tracce rimaste in piedi di questo sogno rinascimentale.
Conservandone la magia, nel corso del Novecento la casa è stata trasformata dall’architetto Piero Portaluppi, massimo protagonista dell’architettura milanese.
Scarica la locandina: Vigna Leonardo

Otto marzo con “Le Grandi Donne di Milano”

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Un curioso itinerario per scoprire Milano attraverso grandi figure femminili
La nostra visita inizia di fronte al Castello Sforzesco, antica dimora che riporta alla mente storie di dame e cavalieri, di amori e tradimenti. Qui vissero alcune delle donne più famose del Rinascimento, come Bianca di Savoia, Bianca Maria Visconti e la ferrarese Beatrice d’Este, a vario titolo mogli e madri di coloro che regnarono a lungo su Milano. La nostra passeggiata culturale prosegue percorrendo insolite vie e cortili nascosti del cuore storico di Milano. Conosceremo la vita di Cecilia Gallerani meglio conosciuta come “La Dama con l’ermellino”, le storie delle ugole d’oro del Teatro alla Scala, Giuseppina Grassini, Giuditta Pasta, Giuseppina Strepponi e tante altre….