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⭕ Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth (10a puntata, prima parte)

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Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth (10a puntata, prima parte)

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

2° mossa, vedere l’immagine complessiva
Passare dal Mercato autosufficiente (puntata precedente)
all’Economia integrata (in questa puntata)

La volta scorsa, abbiamo visto come è nato il diagramma di flusso circolare che ha dato origine al modello economico del XX secolo (tuttora in uso) di cui ti riproponiamo il contesto storico.
Samuelson alla fine degli anni Quaranta – subito dopo la Grande depressione e la Seconda guerra mondiale – si focalizzò sulla necessità di far riprendere a circolare il reddito, per consentire all’economia americana di ripartire.
Come fulcro del suo diagramma Samuelson mise il flusso monetario e due fattori produttivi (lavoro e capitale).
L’aspetto naturale era totalmente assente.

Va detto che nel XVIII secolo i fattori produttivi presi in considerazione erano, oltre al lavoro e il capitale, anche la terra intesa come agricoltura.
Infatti nel triennio 1756-1758 l’economista francese François Quesnay fondò la dottrina fisiocratica (da «fisio-», natura e «-crazia»,potere) , secondo cui l’agricoltura è la vera base di ogni altra attività economica. L’industria, che si limita a trasformare la materia prima in prodotti, e il commercio, che li distribuisce, vengono ritenute attività secondarie.

Nel 1776 con Adam Smith, padre del pensiero economico classico, si chiude il periodo dei fisiocratici. Smith, pur ritenendo ricchezza di una nazione il clima e il suolo, si concentra sulla divisione del lavoro in quanto permette l’incremento della produttività e di conseguenza la ricchezza di una nazione.
Un’altra figura di rilievo del pensiero economico classico è David Ricardo che agli inizi del 1800, pur considerando preoccupante la crescente scarsità di terreno da coltivare nelle colonie, pose la sua attenzione al fattore lavoro.

Si giunge alla fine del XIX secolo che vede progressivamente abbandonare, da parte degli economisti, la connessione tra sistema produttivo e sistema ambientale: le scoperte scientifiche e tecnologiche davano la visione ottimistica che la crescita potesse essere infinita.

Nella prima metà del Novecento gli economisti preferiscono adottare un sistema economico lineare. Gli elementi considerati sono solo lavoro e capitale. È l’economia Mainstream, termine coniato dallo stesso Paul Samuelson, tuttora insegnata nelle Università di Economia di tutto il mondo.

Con una popolazione in continua crescita, la crisi ecologia, la deforestazione, i cambiamenti climatici e la scarsità di risorse naturali, le regole del gioco sono cambiate in modo perentorio.
Dobbiamo fare i conti con una maggiore popolazione mondiale e sempre meno risorse a disposizione. Il pianeta rimane “limitato” anzi pesantemente compromesso nella sua capacità di rigenerarsi e assorbire gli impatti negativi dell’attività dell’uomo.

I dati ci dicono che:
1776, viene elaborato il pensiero economico di Adam Smith
popolazione mondiale quasi un miliardo di persone
un’economia 300 volte meno sviluppata di quella odierna

1948, viene elaborato il pensiero economico di Paul Samuelson
popolazione mondiale 2,5 miliardi di persone
un’economia globale 10 volte inferiore a quella attuale

2019, popolazione mondiale 7,7 miliardi

  • 2030 popolazione mondiate stimata 8,5 miliardi

Oggi è opportuno porsi la domanda:
Cosa ci serve per soddisfare i nostri bisogni?

Kate Raworth ha elaborato la risposta con il suo diagramma “Economia Integrata”: al contrario di Samuelson, torna a reintrodurre la Natura come fattore principale. Precisamente tiene conto di:

Terra con mondo vivente, risorse ed energia del sole;
società umana con la sua economia costituita da famiglie, Stato, beni comuni e mercato;
circolazione dei flussi finanziari.

Conosciamoli tutti nel dettaglio nella seconda parte.

Non perderti la prossima puntata.
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⭕ Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth (9a puntata)

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Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth (9a puntata)
Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

2° mossa, vedere l’immagine complessiva
Passare dal Mercato autosufficiente (in questa puntata)
all’Economia integrata (prossima puntata)

“Il mercato autosufficiente”

La scorsa volta ci siamo lasciati con questo interrogativo:
Come venne disegnata l’economia tradizionale per arrivare a questo punto?

La risposta la troviamo nel “diagramma di flusso circolare” elaborato per la prima volta nel 1948 da Paul Samuelson per illustrare la circolazione del reddito all’interno dell’economia. Il diagramma venne successivamente riproposto nei testi di economia per gli studenti universitari e così arrivò presto a definire l’economia stessa, determinando quali attori economici dovessero essere protagonisti.

Perché fu pensato e cosa si evince da questo diagramma?

Sul finire degli anni Quaranta – il mondo usciva dalla Grande Depressione e dalla Seconda Guerra Mondiale – Samuelson si domandava come fare perché il reddito riprendesse a circolare nell’economia americana e quindi, nel disegnare il suo diagramma, si focalizzò sui flussi monetari.
Il fulcro del sistema economico è il mercato (mercato di beni/servizi e mercato del lavoro) che mette in circolo sia flussi monetari sia beni tra due “operatori”: le famiglie e le imprese.

Le famiglie offrono i propri servizi (lavoro, risparmio) alle imprese in cambio di un flusso monetario (salario, interessi). Il reddito delle famiglie viene speso per acquistare beni e servizi dalle imprese.
Non vengono però considerati l’energia, le materie prime e la società in cui si svolgono le attività.
Gli unici fattori considerati sono: lavoro e capitale.

La produzione e il consumo sono strettamente interconnessi e creano il cosiddetto “flusso circolare del reddito”.
A questo flusso si aggiungono tre cicli esterni:
banche commerciali (il flusso di risparmi viene reimmésso nel circolo sotto forma di investimenti)
governi (le imposte e tasse vengono destinate alle spese pubbliche)
commercio (rappresentato dal settore estero con le importazioni e esportazioni)

Nel 1947 Friedrich Hayek, Ludwig Von Mises, Frank Knight, Milton Friedman,
ispirandosi al liberismo classico di Adam Smith e David Ricardo, abbozzarono quello che un giorno sarebbe diventato il paradigma economico dominante.
L’intento era di respingere con forza la minaccia del totalitarismo statale che si stava diffondendo in Unione Sovietica.
L’anno successivo, con il diagramma elaborato da Samuelson, si poté dare avvio al pensiero economico neoliberista: Friedman e gli altri abbracciarono una prospettiva a lungo termine con il sostegno del business e di miliardari, finanziarono cattedre e borse di studio e costruirono un network di think tank del “mercato libero” in tutto il mondo.
Il paradigma neoliberista si impose compiutamente negli anni Ottanta con Margaret Tatcher e Ronald Reagan.

Ecco i suoi principi:

-Il business è innovativo e massimamente efficiente
-la finanza è infallibile
-Il commercio porta vantaggi a tutti
-I governi sono incompetenti
-Il nucleo domestico è appannaggio femminile
-I beni comuni non hanno valore
-La società non esiste
-La natura è inesauribile
-L’energia è irrilevante

Ma la fede cieca nei mercati che ignora natura, società e il potere incontrollato delle banche, ci ha portati sull’orlo del collasso ecologico, sociale e finanziario.

È davvero ora di cambiare paradigma!

La prossima volta vedremo cos’è l’Economia integrata proposta da Kate Raworth.

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⭕ L’economia della ciambella di Kate Raworth (8a puntata)

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L’economia della ciambella di Kate Raworth (8a puntata)

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

1° mossa, cambiare obiettivo
Passare dal PIL (puntata precedente)
alla Ciambella in equilibrio (in questa puntata)

La bussola per orientare l’umanità

L’umanità ha bisogno di “una bussola” per rifondare il pensiero economico e giungere a un modello di sviluppo equo e sostenibile.
Per spiegarlo Kate Raworth ha disegnato due anelli concentrici.
L’anello interno (color rosso) rappresenta il livello minimo sociale: ogni persona dovrebbe poter soddisfare bisogni primari e sono:
1.cibo
2.acqua
3.assistenza sanitaria
4.reddito
5.istruzione
6.energia
7.lavoro
8.diritto di espressione
9.parità di genere
10.equità sociale
11.resilienza agli shock

L’anello esterno (color ocra) è il limite ambientale cioè il tetto ecologico da rispettare per evitare danni ambientali gravi e irreversibili: perdita di biodiversità, accumulo di gas serra in atmosfera, alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, ecc.
Tra questi due anelli c’è uno spazio operativo sicuro per l’umanità (Safe and Operating Space, SOS) con un’economia rigenerativa e distributiva perché socialmente equa ed ecologicamente sostenibile.
Attualmente miliardi di persone si trovano sotto il livello minimo sociale (il centro della ciambella) in quanto esiste una situazione di deprivazione che impedisce loro di soddisfare i bisogni essenziali.
Al contrario, al di sopra del limite ambientale siamo in una zona di eccesso e di forte pressione sul tetto biofisico sopportabile dal pianeta.
Lo sviluppo economico globale del XX secolo ha contribuito a togliere dalla povertà milioni di persone nel mondo consentendo di migliorare notevolmente lo standard di vita.
Questo però ha dato origine a un’impennata nel consumo delle risorse della Terra causando forti impatti ambientali.
Dal 1950 al 2010 la popolazione mondiale è triplicata così come si sono intensificate le attività umane determinando nel giro di 200 anni una nuova epoca geologica chiamata, non a caso, Antropocene.
Il termine deriva dal greco anthropos, che significa uomo con l’aggiunta del secondo elemento -cene: è l’era geologica nella quale l’uomo e le sue attività sono la causa principale delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche del pianeta.
Il termine venne divulgato negli anni 2000 da Paul Crutzen, premio Nobel per la Chimica a seguito delle sue pubblicazioni scientifiche
L’epoca che abbiamo lasciato alle spalle si chiama Olocene, caratterizzata da un clima stabile, abbondanza d’acqua dolce e una biodiversità prospera e generosa: condizioni che hanno garantito all’uomo la possibilità di progredire ed espandersi rapidamente.
Con l’Antropocene invece si aprono scenari climatici sconosciuti e pericolosi per l’intera umanità e, in generale, per tutti gli esseri viventi sulla Terra.
Un gruppo di esperti di scienze del sistema Terra e della sostenibilità guidato da Johan Rockström ha identificato nove processi naturali che sono critici (per esempio sistema clima e ciclo dell’acqua) ma che ancora consentono di mantenere condizioni simili a quelle dell’Olocene.
Per evitare di trovarci in una situazione incontrollabile, gli scienziati hanno stabilito dei confini, dei limiti da non oltrepassare. È vitale quindi regolare le attività umane affinché non si aggiungano ulteriori pressioni sul sistema pianeta.
“Siamo la prima generazione a riconoscere che stiamo mettendo a rischio la capacità del sistema Terra di sostenere lo sviluppo umano” (Johan Rockström)
È bene ricordare che, purtroppo, quattro limiti sono già stati oltrepassati: cambiamenti climatici, trasformazione del suolo, flussi di azoto e fosforo e perdita della biodiversità.
A questo punto è facile intuire che i limiti biofisici del pianeta e la base sociale sono strettamente interconnessi.
Ma come si può passare dalla crescita infinita alla prosperità in equilibrio?
Come se ne viene fuori?
La crescita infinita dettata dal Pil ci ha portato in una situazione molto pericolosa.
Siamo dunque la prima generazione ad essere consapevole di dover attuare una trasformazione che miri ad un futuro sostenibile e ciò si può fare adeguando il nostro modo di vivere, comprare, viaggiare, gestire il denaro tenendo conto dei limiti sociali e planetari illustrati con la Ciambella. Questo modo di agire deve essere applicato a tutti i livelli: come persone, comunità, strategie dei governi e di aziende.
Per Kate Raworth possiamo vivere nello spazio sicuro ed equo della ciambella se si tengono conto di cinque fattori determinanti:
-Popolazione
Deve necessariamente stabilizzarsi: più abitanti ci sono più bisogni occorre soddisfare.
La buona notizia è che la popolazione tende a stabilizzarsi quando le persone vivono senza privazioni rispettando un livello minimo sociale (come previsto nella Ciambella). È particolarmente importante l’istruzione delle donne e l’assistenza sanitaria dei bambini: è così che si può andare nella direzione auspicata.

-Distribuzione della ricchezza globale
Le emissioni di gas serra vanno di pari passo con lo standard di vita di un popolo: tanto più lo stile di vita è alto tanto più aumentano tutti i consumi (dal cibo all’energia).

Come si fa a sfamare il 13% di popolazione malnutrita nel mondo?
Se si pensa che attualmente buona parte (tra il 30 e 50%) del cibo mondiale va perso dopo il raccolto, sprecato nelle catene di rifornimento e addirittura buttato dai nostri piatti alla pattumiera, la fame potrebbe essere debellata con il 10% del cibo prodotto ma che non viene mangiato.

  • Aspirazioni
    Entro il 2050 si prevede che il 70 % della popolazione mondiale vivrà in zone urbane con un conseguente alzamento dello standard di vita e di consumo.
    È necessario rimodulare le nostre aspirazioni in alternativa al modello del consumismo.
    -Tecnologia
    Un altro fattore importantissimo è l’innovazione che deve rappresentare uno strumento per ottimizzare l’efficienza delle infrastrutture (alloggi autoriscaldanti o autorinfrescanti, trasporti con energie rinnovabili, etc)

-Governance
Sono necessarie strutture di governance efficaci come non lo sono mai state prima, a partire dal livello locale fino a quello globale. È una grande sfida visto che occorre contrastare gli interessi radicati da lungo tempo, le norme e aspettative di paesi, aziende e comunità.
Resta il fatto che bisogna affrontare complesse interazioni del sistema Terra e ridurre la pressione dell’umanità sui limiti del pianeta.
Se la bussola della Ciambella ci orienta verso la prosperità in equilibrio con il pianeta, come possiamo rappresentare graficamente l’economia in relazione al tutto?
Passiamo quindi alla 2a mossa,: “Vedere l’immagine complessiva”
Prima però dobbiamo capire come venne disegnata l’economia tradizionale per arrivare a questo punto. Passiamo quindi alla seconda mossa


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⭕ L’economia della ciambella di Kate Raworth (7a puntata)

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L’economia della ciambella di Kate Raworth (7a puntata)

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

1° mossa, cambiare obiettivo Passare dal PIL (in questa puntata) alla Ciambella in equilibrio
“Sfrattiamo il cuculo dal nido”
Nella puntata nr. 6 abbiamo visto come Kate Raworth si serva della metafora del cuculo nel nido per affermare che gli economisti nel XX secolo non occupandosi di individuare gli obiettivi dellʼeconomia, hanno lasciato che il Pil e la crescita fosse la sua unica funzione.
Continuiamo con la metafora. Così come gli ignari uccelli proprietari del nido continuano a nutrire il pulcino del cuculo, ogni generazione di studenti di economia viene istruita affinché lʼobiettivo sia la crescita del Pil. Vengono studiate fedelmente tutte le teorie che ne propongono le varie strategie (per esempio: una nazione ha il Pil in crescita grazie alle nuove tecnologie oppure grazie alla crescente disponibilità di macchinari e ancora, per merito del capitale umano).
Ma cosʼè il Pil? A cosa serve?
Comʼè potuto accadere che il Pil-cuculo riempisse così bene il nido-economia? Ma qual è il miglior modo per valutare il successo nello sviluppo?
Partiamo dalla definizione: Pil cioè Prodotto Interno Lordo è un indicatore che misura il valore dei prodotti e servizi realizzati all’interno di una nazione. Per capire comʼè nato questo indicatore dobbiamo andare indietro nel tempo e precisamente agli anni Trenta con la grave crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti cui seguirà la grande depressione, con conseguenti elevatissimi livelli di disoccupazione. Crisi che coinvolgerà tutta Europa. Roosevelt, il presidente americano, aveva bisogno di una misura dello stato di salute dell’economia che non fosse di tipo settoriale e incaricò lʼeconomista Kuznets di studiare un indicatore per misurare il reddito prodotto in una nazione nel corso del tempo. Entrò così a gamba tesa il “paradigma della crescita”, ossia il concetto dellʼimportanza della crescita del reddito per comprendere lʼandamento del ciclo economico e lʼinsorgere del fenomeno della disoccupazione. Presto la crescita fu vista come una panacea per molti problemi sociali, economici e politici. Lʼidea di unʼeconomia sempre in crescita si sovrappose con lʼidea di progresso. Tuttavia lo stesso Kuznets, il padre ideatore del Pil, volle precisare che il suo

⭕ L’economia della ciambella di Kate Raworth (6a puntata)

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L’economia della ciambella di Kate Raworth

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

“La metafora del cuculo”
Il cuculo non nidifica e non cresce i propri piccoli. La femmina di cuculo attende il momento in cui il nido di altri volatili sia incustodito e vi depone il suo tra le uova già presenti dei proprietari del nido. Questi ignari genitori covano amorevolmente le loro uova compreso quello intruso che è, apparentemente, somigliante alle uova legittime. Quando si schiude, generalmente prima degli altri, il pulcino cuculo si libera delle uova degli uccelli proprietari del nido e li getta fuori. Rimasto solo, verrà nutrito abbondantemente diventando più grande degli stessi genitori adottivi con dimensioni assurde tali da debordare dal minuscolo nido.
Kate Raworth si serve di questa metafora per affermare che gli economisti nel XX secolo omettendo di definire gli obiettivi, hanno lasciato che il PIL e la sua crescita fosse la funzione dell’economia stessa.
Proseguendo la metafora Kate invita a sfrattare “lʼobiettivo cuculo della crescita” dal “nido- economia“: è giunto il momento di concentrarsi su obiettivi che assicurino dignità e opportunità entro i limiti consentiti dal pianeta in modo da vivere nello spazio sicuro ed equo per lʼumanità. (vedi puntata n. 4)
*il pil è un indicatore economico (Prodotto Interno Lordo) e rappresenta il valore di mercato dei beni e dei servizi prodotti allʼinterno di una nazione.
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Immagine: Blog LaValnerina.it