Blog

 

Gita al museo della seta (ma non hai indovinato)

, in

ciao,

Scommettiamo che ti starai chiedendo “Indovinato cosa?” 
Te lo spieghiamo subito: prima però ti diamo conto del mini sondaggio che abbiamo proposto la scorsa volta.
Volevamo infatti sapere se gli iscritti alla nostra newsletter andranno in vacanza e come si sposteranno.
Abbiamo ricevuto tantissime risposte.
La stragrande maggioranza (un buon 80%) ha risposto che farà vacanze organizzate ma solo di pochi giorni.
Il restante farà le vacanze nella località dove si ha la seconda casa (o presso parenti al mare o in montagna) oppure rimarrà a casa.

Avevamo chiesto anche qual fosse la preferenza per i mezzi di  trasporto per il turismo di prossimità.
Ci ha piacevolmente sorpreso il fatto che il treno venisse preso in considerazione quasi quanto un bus granturismo.

Una cosa è certa:  si ha una gran voglia di tornare a socializzare e stare all’aperto.
Rimane per noi la grande attenzione a fare in modo che, per voi e per noi, sia garantita la massima sicurezza e serenità.

Siamo pronti dunque a proporti la nostra gita di sabato 25 luglio. Andremo a visitare il museo della seta.
Quando hai letto l’oggetto di questa mail molto probabilmente hai pensato al museo a Como. Giusto?
Andremo invece a Garlate (Lecco) al museo civico Abegg che ha riaperto qualche anno fa, dopo un periodo di restauro.
L’allestimento è in una filanda settecentesca circondata da un giardino di gelsi. Questo luogo ricco di storia e tradizione è sorto per volontà degli industriali svizzeri Abegg per tramandare agli addetti del settore e agli studiosi gli strumenti creati nei secoli dall’industria serica.
Alcune invenzioni videro persino il genio di Leonardo da Vinci.
Il percorso consente al visitatore di conoscere le principali fasi di produzione: dall’allevamento del baco, alla trattura dei bozzoli, fino alla torcitura della seta con uno spazio dedicato alla tessitura. 
I macchinari non solo si vedranno ma si sentiranno perché saranno messi in funzione. Se vuoi un’anticipazione, guarda il video qui sotto:

Museo Civico Abegg

Prima di visitare il museo, abbiamo pensato di gustarci una suggestiva  passeggiata lungolago con il fresco del mattino.
Quindi raccomando: scarpe comode.
Il pranzo sarà presso un bellissimo agriturismo, sempre a Garlate, che ci proporrà piatti con i loro prodotti. Pomeriggio di relax presso l’agriturismo con una vista mozzafiato.

Tieni presente che, per rispettare il distanziamento, i posti a disposizione 
sono limitati.
Per scaricare la locandina, clicca sul bottone qui sotto.

Il filo condurre di questa newsletter potrebbe essere il lavoro:
lavori di ieri e lavori di oggi.
Stiamo per presentarti infatti un altro evento, anche se virtuale.
Non potevamo non farci prendere dall’onda dei webinar in questa epoca di
emergenza sanitaria.
Martedì 14 luglio, parleremo di lavoro: tema scottante in questi mesi.
Il webinar con il patrocinio del Comune di Cadorago, è rivolto in particolare
ai giovani.

“Cosa fare dopo il diploma ?”
“Come reinventarsi professionalmente per avere sbocchi lavorativi?”

Ne parleremo con Cinzia Zanetti della Fondazione Green di Vimercate
che ci illustrerà i lavori nei settori di: energie rinnovabili, sostenibilità
ambientale e mobilità sostenibile.
È necessario iscriversi  sia utilizzando il QR Code presente nella locandina
oppure il link: https://forms.gle/3EaaGz91yimXMCsv7
Riceverai una mail per collegarti all’evento in diretta (non è necessario
scaricare l’app di Microsoft Teams ma sarà sufficiente cliccare sull’opzione
“accedi con internet”)
La durata del webinar è di un’ora e alla relatrice si potranno fare in diretta le domande per eventuali chiarimenti.
Qui sotto trovi la locandina che ti preghiamo di inoltrare a persone che possono essere interessate.

Per ora è tutto.
Speriamo di vederci prestissimo!
Buona domenica!
Ester e Margherita

* °  *  °  *  °  *

Felicità fa rima con…

, in

ciao Acculturato,
Come stai?
Finalmente iniziamo a riprenderci la nostra vita seppure con
le cautele del caso.

Forse ti starai chiedendo perché abbiamo tirato in ballo una parola
suggestiva come serendipità. Ha una storia molto affascinante: se
avrai tempo, cercala online.
Noi qui, per dovere di sintesi, ti proponiamo la definizione della
Treccani:
serendipità s. f. [dall’ingl. serendipity, coniato (1754) dallo
scrittore inglese Horace Walpole che lo trasse dal titolo della
fiaba The three princes of Serendip: era questo l’antico nome
dell’isola di Ceylon, l’odierno Srī Lanka], letter. –
 
La capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici
scoperte, spec. in campo scientifico, mentre si sta
cercando altro.

Bene. Teniamo lì a mente il significato di serendipità e più
avanti ti sarà tutto più chiaro.

Noi siamo pronti a (ri)partire con il turismo di prossimità.
Diciamo ripartire perché è quello che abbiamo sempre fatto:
nel passato le nostre proposte hanno sempre mirato a valorizzare
il territorio ponendo attenzione a modelli di realtà sostenibili.

Ci impegniamo a promuovere un mondo equo e sostenibile
perché è lì che vogliamo vivere.

Il turismo di prossimità, come si può intuire, porta alla scoperta
dei luoghi meravigliosi più prossimi, che si trovano a pochi
chilometri da casa e forse proprio per questo spesso vengono trascurati.
Quest’anno andiamo a conoscere il nostro Belpaese, ricco di storia, arte,
cultura, natura e specialità enogastronomiche che ci invidiano
in tutto il mondo!
In questo modo daremo anche un aiuto concreto al settore
turistico nostrano e al suo indotto pesantemente colpito a causa
della pandemia.
Proprio questa drammatica calamità ha messo in luce che è
prioritario ristabilire equilibrio e rispetto con la natura.
Non scordiamo che  i primi ad avere interesse a salvaguardare
l’ambiente siamo proprio noi come specie umana.

Abbiamo iniziato a lavorare alla programmazione dei prossimi
mesi e abbiamo bisogno del tuo prezioso aiuto.
Per esempio, la mobilità verso le nostre ambite mete è uno
dei punti cruciali.
Ci dai una mano?
Qui sotto troverai alcune domande a cui ti preghiamo di rispondere.
Eccole:

  • questa estate pensi di andare in vacanza?
  • Se sì, per quanti giorni?
  • sceglieresti un pacchetto turistico se il viaggio sarà con bus?
    (probabilmente le disposizioni governative consentiranno ai bus di viaggiare con soli 20-23 persone)
  • potresti considerare un viaggio in treno al posto di un bus turistico?
    (trattandosi di turismo di prossimità parliamo di tre ore circa di viaggio.
    All’arrivo brevi spostamenti a piedi)

L’invito da più parti è di non prediligere il turismo esotico e tanto
meno il turismo “mordi e fuggi”,
“Dunque addio viaggi all’estero e viva il turismo di prossimità,
la riscoperta dell’Italia a corto raggio. Muoversi all’aria aperta,
soprattutto in luoghi poco frequentati, sarà la grande possibilità di
quest’estate.” (Touring Club)

Ora ripassiamo il significato di serendipità  con questo breve (e intenso)
video tratto da “Insieme a Parigi” con William Holden e Audrey Hepburn.

Questo è il nostro auspicio.
Desideriamo che tu trova ciò che non cercavi ma di cui hai bisogno:
vivere esperienze di sostenibilità che, guarda caso, fa rima
con serendipità.
Aspettiamo la tua mail  con le risposte ai nostri quesiti e, se
hai suggerimenti, noi siamo qui.

A presto,
Ester e Margherita

° * ° * ° *

Conosci studenti? Questa mail è per te

, in

ciao Accultourato,
Oggi si celebra la Giornata mondiale della Terra,
il più grande evento ambientalista del Pianeta giunto alla 50° edizione.
Non potevamo scegliere una giornata migliore per farvi conoscere i
ragazzi di “We For The Planet”. Li abbiamo conosciuti qualche mese fan occasione della “Giornata per i diritti umani” organizzata al Liceo Terragni di Olgiate Comasco e ci sono piaciuti subito per il loro grande spirito d’iniziativa affiancato a determinazione e concretezza
e lo verificherai leggendo più avanti.
Per questo abbiamo pensato di presentarli anche a te: lo facciamo attraverso alcune domande che abbiamo rivolto loro.
Il nostro vivo auspicio è che ti entusiasmino al punto di inoltrare questa mail agli studenti che conosci, così che si possano unire a We For The Planet altri studenti, tanti altri.
Abbiamo bisogno di fiducia per il futuro.
Abbiamo bisogno con urgenza di cambiare direzione per migliorare questo mondo.
Puoi iniziare a farlo da subito facendo conoscere queste meravigliose realtà
(e sottolineiamo realtà).
Ora passiamo al dunque e lasciamo la parola a Lorenzo Carbone che ci racconterà com’è nata l’idea con la prima risposta mentre tutte le altre sono a nome di We For The Planet e redatte dal loro Consiglio.

Lorenzo, come ti è venuta l’idea di creare We For The Planet?
Come hai fatto a coinvolgere i tuoi compagni di scuola ?

L’idea di We For The Planet nasce in un clima generale di crescente
interesse nei confronti del cambiamento climatico.
Non solo per quanto riguarda i movimenti di protesta nati negli scorsi anni,
ma in generale dell’opinione pubblica.

Ho ritenuto importante e cruciale quindi sfruttare questo momento
particolare per portare un elemento di novità all’interno della nostra scuola, che consentisse alle studentesse e agli studenti di mettere in campo i propri talenti, idee e potenzialità per un obiettivo nobile e di rilevanza globale.
Il cambiamento climatico è infatti un fenomeno di portata enorme, eppure
l’unico modo in cui può essere sconfitto è tramite una sistematica
azione locale, coordinata e consapevole.

Non appena iniziai ad elaborare l’idea, mi confrontai con l’amico e compagno di classe Matteo Casartelli, insieme al quale ho iniziato a costruire il gruppo a partire dalle basi.
Inizialmente abbiamo coinvolto altri ragazzi semplicemente tramite
il passaparola, parlandone ai nostri amici che ritenevamo potessero
essere più interessati a partecipare.
A partire da questo primo nucleo, abbiamo elaborato una strategia
più estensiva, che ci consentisse di giungere a tutti gli studenti del Terragni.
Abbiamo dunque creato una pagina instagram di We For The Planet,
ideato dei contenuti che spiegassero l’idea e gli obiettivi di WFTP e poi
chiesto supporto alle pagine social d’istituto, come quella dei rappresentanti
degli studenti, per giungere a più ragazze e ragazzi possibili.

Al secondo anno scolastico di We For The Planet, ovvero quello corrente,
abbiamo fatto un passo avanti, organizzando a settembre una giornata di
“Open Day” per tutti coloro che fossero interessati ad entrare.

Grazie a questa idea, elaborata in team, siamo riusciti a garantire un ottimo
ricambio generazionale. In questo momento particolare stiamo riflettendo su come continuare a coinvolgere i nuovi studenti, garantendo una certa
componente di novità dietro a un metodo in costante consolidamento.

Quali sono i vostri obiettivi?

I nostri obiettivi derivano dalla nostra convinzione che ognuno nel suo
piccolo possa fare qualcosa. Per questo motivo, in primo luogo,
vorremmo estendere questo progetto alle scuole della provincia e magari poi di tutta la Lombardia. È ovviamente  il nostro più grande sogno fondare
un grande We For The Planet in tutta Italia.
Accanto a questo fine si trova la conversione delle scuole verso la sostenibilità.
Attuiamo perciò progetti come l’eliminazione della plastica tramite l’utilizzo di borracce, usare nuovi sistemi di alimentazione energetica e sostituire i bicchieri di plastica per le bevande con quelli di carta riciclabile.
Il terzo, che riteniamo ugualmente essenziale, è la sensibilizzazione.
Il primo step per risolvere un problema, infatti è riconoscerlo e informarsi
a proposito. Conferenze, dibattiti e social media sono i canali che più ci permettono di appassionare e tenere al corrente le persone sulla questione ecologica.

Quanti studenti siete in We For The Planet e come siete organizzati?

Al momento esistono tre gruppi WFTP, uno presente al Terragni, dove tutto
è partito e che conta 25 membri attivi, uno al Liceo A. Volta di Como con
circa 20 membri attivi e uno al Liceo Marie Curie di Tradate, dove i partecipanti sono circa una decina.
All’interno di WFTP siamo organizzati in comitati, ognuno con un’area di lavoro distinta.
Al Terragni i comitati sono: Conversione, Eventi, Scuole, il quale si occupa
del coinvolgimento di altri istituti nella rete, Social e Artistico, che realizza
cartellonistica e installazioni a tema cambiamento climatico.
Ogni comitato si ritrova autonomamente una volta alla settimana, mentre,
mensilmente, ci si riunisce tutti nell’Assemblea, dove vengono presentati nuovi progetti, ci si scambia opinioni e ci si aggiorna sull’andamento dei lavori.
L’Assemblea di We For The Planet è sovrana.
Inoltre è da poco stato istituito il Consiglio di WFTP, per ora attivo solo al Terragni, che risponde direttamente all’Assemblea. Il Consiglio ha il compito di  rappresentare WFTP, svolgere le mansioni amministrative e mantenere i contatti con le diverse associazioni ed enti con cui siamo in collaborazione.
 
Avete già raggiunto dei risultati e quali difficoltà incontrate?
 
Fin dai primi mesi dalla fondazione di We For The Planet, abbiamo raggiunto grandi
traguardi, sia in senso concreto, sia nella costruzione dei legami all’interno del gruppo.
Circa tre mesi dopo il giorno zero abbiamo vinto il bando 2018-2019 di Youth Bank Olgiate Comasco con il nostro progetto pilota, il Piano di Conversione Ecosostenibile per l’Istituto Terragni, aggiudicandoci un premio di 3500€ da spendere in una serie
di misure da attuare nella nostra scuola per abbatterne l’impronta carbonica, tra cui abbiamo borracce gratuite per tutto il corpo studentesco, erogatori di acqua potabile plastic-free, regolatori di portata per i rubinetti e molto altro.
A un anno dalla vittoria possiamo orgogliosamente affermare che le misure sono state quasi tutte portate a compimento e che presto il Piano sarà completato.

Durante questo anno abbiamo anche partecipato ad eventi relazionati al
cambiamento climatico in qualità di relatori, come la Giornata dei Diritti Umanindel Terragni, ma anche organizzato degli eventi indipendenti, come il concerto di raccolta fondi “Punk Goes Green Vol. I”, realizzato dal nostro comitato Eventi.
Inoltre, siamo riusciti a coinvolgere già due scuole all’interno del nostro progetto di rete, formando due nuovi gruppi al Liceo M. Curie di Tradate e al Liceo A. Volta di Como, mentre stiamo lavorando a costituire un gruppo WFTP anche al Liceo E. Fermi di Cantù.
Un’altra grande occasione nata dalla costante evoluzione della nostra associazione studentesca è la collaborazione con Fridays For Future Como, dalla quale, se non fosse stato per la quarantena, sarebbero nati due interessanti eventi: una giornata di pulizia delle vie di Como e una conferenza con dibattito sul tema del consumismo, relazionato al cambiamento climatico.
Sicuramente continueremo a mantenere vivi questi progetti di collaborazione, non appena questo periodo particolare sarà passato.
Il traguardo più grande che abbiamo tagliato è tuttavia quello di aver formato un team appassionato e fedele al proprio obiettivo, in grado di giudicarsi criticamente, individuare i difetti nel metodo e nella relazioni interne e dunque trasformare queste debolezze in occasioni di crescita.

Se una studentessa o uno studente volesse organizzare un gruppo nella propria scuola come deve procedere?

Siamo sempre disponibili ad accogliere richieste da parte di qualsiasi scuola
per fondare un nuovo WFTP. L’interessato può trovare i nostri contatti sia su
Instagram sia sul nostro sito. Una volta ricevuto il messaggio, un membro
del Consiglio si metterà tempestivamente in comunicazione per chiarire i
punti focali del progetto. Nel caso in cui ci sia interesse, il nostro Comitato
Scuole affiancherà durante tutta la creazione del nuovo WFTP gli studenti
della nuova scuola per mettere a loro disposizione i consigli e i metodi più
funzionali che noi stessi abbiamo utilizzato e che stiamo perfezionando. Per
qualsiasi problema o dubbio si può fare riferimento a questo comitato che è
stato creato proprio per ogni eventuale necessità.

Questa intervista sarà inviata a tutti gli iscritti alla nostra  newsletter, per la maggior parte sono persone adulte e molte delle quali hanno figli o nipoti della tua età, vuoi aggiungere qualcosa?

Da studenti abbiamo notato spesso che molte persone, in particolare quelle in età avanzata, credono di non essere adatte a cambiamenti, che ormai la loro vita sia già  improntata in una certa direzione e giustificandosi con frasi del tipo “ormai è troppo tardi per cambiare le mie abitudini” oppure “tocca ai giovani!” si convincono di non poter agire concretamente per combattere la crisi climatica.
In questi mesi di esperienza, come gruppo abbiamo invece imparato che chiunque
può essere parte attiva del cambiamento. Ognuno di noi è chiamato ad agire di fronte a questa emergenza e può farlo partendo dalle piccole scelte quotidiane cui è abituato a compiere. Per esempio potrebbe scegliere mercati locali invece che ipermercati, limitare la spesa in imballaggi di plastica, comprare solamente prodotti di stagione evitando
quelli importati da paesi tropicali, dove possibile coltivare l’orto e via dicendo.
Tolstoj diceva: “Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso”.
Ecco, noi ragazzi di WFTP crediamo che proprio nel momento in cui si cambiano
le piccole cose, in questo caso le piccole azioni quotidiane, si realizzino i grandi
cambiamenti.
Dunque invitiamo tutti gli iscritti alla newsletter (e non) a riflettere sulle scelte fino ad ora da loro intraprese ed orientarsi verso scelte più sostenibili.

Complimenti per il vostro sito web, avete altri canali di comunicazione?

Abbiamo diversi canali di comunicazione tramite cui ci si può mettere in contatto con WFTP:
le nostre pagine Instagram
@wefortheplanet_terragni e @wefortheplanet_volta;

sito: https://wefortheplanet.wordpress.com email: wefortheplanetmovement@gmail.com
Inoltre, abbiamo recentemente aperto la nostra newsletter a cui si può accedere tramite il link nella bio della pagina Instagram di WFTP Terragni e Volta.

Ci auguriamo questo articolo ti sia utile e se vuoi fare conoscere We For The Planet, condividilo!
Grazie!

Ester e Margherita

* ° * ° * ° *

⭕ L’economia della ciambella di Kate Raworth – puntata 12, prima parte

, in

Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth – puntata 12, prima parte
Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

3a mossa, Coltivare la natura umana
Passare dall’uomo economico razionale (puntata nr. 11)
a esseri umani sociali adattabili (puntata nr. 12 in due parti)

Il ritratto dell’umanità per il XXI secolo

La scorsa volta abbiamo spiegato quanto sia importante definire nella nostra mente un’immagine precisa di ciò che vogliamo essere perché ciò determina ciò che diventiamo e, di conseguenza, come agiamo nella realtà.

Ecco perché è essenziale che l’economia abbandoni come modello “l’uomo economico“ e passi a considerare il genere umano nella sua complessità. Con questa prospettiva si potranno creare economie per prosperare e vivere nello spazio sicuro ed equo della Ciambella.

Per creare la nuova immagine dell’umanità e lasciare la raffigurazione dell’uomo economico bisogna mettere in atto cinque cambiamenti dal momento che:

siamo esseri sociali e riconoscenti (e non strettamente egoistici)
abbiamo valori fluidi (e non gusti fissi)
siamo interdipendenti (e non isolati)
siamo approssimativi (e non calcolatori)

  1. siamo parte della biosfera (e non dominatori della natura)

Anche se è stimolante essere consapevoli che questi cinque cambiamenti possano cambiare l’economia, occorre tenere presente di un aspetto rilevante.
La maggior parte degli studi sperimentali sul comportamento umano degli ultimi anni per il 96 percento si basa su individui appartenenti al mondo occidentale. Infatti le Università si avvalgono, come campione delle loro ricerche, degli studenti stessi. Questo vuol dire che le indagini di fatto rappresentano il 12 percento della popolazione mondiale collocata in società ricche, colte, industrializzate e democratiche.

Possiamo però considerare come validi due presupposti:
1.sicuramente la natura umana non corrisponde all’uomo economico razionale
2.fino a quando non vi saranno ricerche che diano una visione più completa dell’umanità che tenga conto di altre culture e organizzazioni umane, le cinque aree sopra descritte rappresentano fedelmente l’umanità occidentale.

Da egoisti a socialmente riconoscenti
Per capire questo aspetto della natura umana occorre risalire all’evoluzione dell’Homo Sapiens. Per motivi strettamente legati alla sopravvivenza, l’uomo si è evoluto come animale fortemente collaborativo. Nel DNA degli esseri umani vi è l’attenzione ai propri interessi ma esiste anche la propensione ad aiutare gli altri: caratteristiche che si traducono in attitudine alla condivisione e alla reciprocità.
Con queste attitudini l’uomo ha sviluppato il commercio, A livello relazionale lo si vede dal semplice portare i bagagli di persone fragili a fare beneficenza o donando persino i propri organi.
Per sopravvivere quindi abbiamo necessariamente imparato ad andare d’accordo e a collaborare.
Collaboriamo, però, a patto che la reciprocità sia rispettata altrimenti tendiamo a punire i trasgressori.
Dare e avere: questi due elementi sanciscono un patto per garantire salda la cooperazione e la fiducia.
Nel mondo contemporaneo queste norme sociali, non a caso, sono utilizzate nei portali internet attraverso le valutazioni e/o le recensioni. Da un lato le aziende vogliono mostrare la propria reputazione per meritare fiducia e dall’altra gli utenti, attraverso le recensioni, manifestano la propensione umana a collaborare a difesa del “gruppo”.

Come accennato il livello di reciprocità e le norme sociali variano tra diverse culture in base alla struttura dell’economia.
Per chiarire quest’ultimo concetto facciamo un esempio.
I Nord americani vivono in un’economia di mercato marcatamente interconnessa e quindi è particolarmente alto il livello di reciprocità che diviene necessario per far funzionare l’economia.
Detto comportamento sociale è stato oggetto di studi sperimentali all’interno di tribù.
I Machiguenga, un gruppo indigeno in Perù, soddisfano la maggior parte dei loro fabbisogni nell’ambito dei nuclei familiari con scarsi scambi con il resto della comunità.
Il risultato di questa struttura socio-economica, è che gli abitanti hanno sviluppato un basso livello di dipendenza comunitaria e quindi una scarsa propensione alla reciprocità.
All’opposto è l’organizzazione dei Lamelara, una tribù in Indonesia la cui attività di sussistenza dipende dalla caccia alle balene che viene condotta in gruppi di una dozzina di uomini a bordo di una canoa.
L’esito della caccia è un successo collettivo determinato dal livello di cooperazione.
Inoltre, una volta instaurato un certo grado di fiducia, questo persiste ed esercita la sua influenza sulle relazioni economiche che si trasmette anche alle generazioni successive.

Queste rilevazioni quindi fanno emergere che la reciprocità si evolve in funzione della struttura dell’economia generando implicazioni nei ruoli dei nuclei familiari, del mercato, dei beni comuni e dello Stato.

Da preferenze fisse a valori fluidi
Finora la teoria economica si è basata sul presupposto che le persone debbano avere gli stessi gusti a partire da quando si è bambini.
La pubblicità forgia le menti sin dalla tenera età impiantando preferenze e desideri da soddisfare.
Gli adulti sono consumatori che hanno potere di acquisto e colmano preferenze già acquisite.
Ma com’è stato possibile tutto questo?
Dobbiamo risalire agli anni Venti e conoscere una delle figure più influenti del XX secolo: Edward Louis Bernays, geniale pubblicitario statunitense nonché nipote di Sigmund Freud.

Questo personaggio è stato uno dei padri delle moderne relazioni pubbliche, delle quali, già nei primi anni del Novecento, ne aveva teorizzato le principali regole fondanti.
Studiando gli scritti di suo zio Freud sui meccanismi di funzionamento della mente umana, Bernays ne riprese un concetto fondamentale su cui fondò il suo successo di pubblicitario: “c’è molto di più dietro la scelta di prendere le decisioni, non solo a livello individuale, ma soprattutto, a livello di gruppi”.

Formulò l’ipotesi secondo cui, più che le caratteristiche di un prodotto, influenzavano in modo incisivo le pubblicità che evocavano le emozioni inconsce delle persone tanto da guidare il comportamento delle masse.

Nei suoi messaggi Bernays richiamava valori profondamente radicati negli americani, come libertà e potere, associandoli a gusti o opinioni.
A lui per esempio va ricondotto l’abitudine delle donne a fumare.
Nel 1928, George Washington Hill, Presidente dell’American Tobacco Company, intuì il potenziale che avrebbe potuto ricavare aprendo il mercato della sigarette alle donne e chiese aiuto a Bernays che studiò meticolosamente il suo piano.
Utilizzando lo slogan “Torches of Freedom” ossia le “torce della libertà” indusse gran parte della popolazione femminile a fumare in un’epoca storica in cui era ritenuto inappropriato.
Il fatto di poter fumare, come da copione, venne percepito come forma di liberazione per le donne, la loro possibilità di esprimere la loro forza e la loro libertà.
A partire dal 1980 Shalom H. Schwartz, psicologo sociale e ricercatore interculturale assieme ad altri suoi colleghi, condusse una lunga indagine su un’ottantina di paesi nel mondo. Iidentificò un sistema motivazionale comune agli individui di tutte le culture che guida le scelte individuali.
La ricerca durata più di 10 anni si concluse con la formulazione de “La teoria della Struttura Psicologica Universale dei Valori” meglio nota come La teoria dei valori.
Il sistema proposto da Schwartz è composto da dieci valori che vengono suddivisi in categorie che sono caratterizzate da similarità ma anche incompatibilità.
Ne risulta una struttura di due dimensioni bipolari:
Autotrascendenza comprende i valori di Universalismo e Benevolenza vs Autoaffermazione che comprende i valori di Edonismo, Successo, Potere;

Apertura al Cambiamento che comprende i valori di Autodirezione, Stimolazione, Edonismo vs Conservatorismo che comprende i valori di Conformismo, Tradizione, Sicurezza.

Questa scoperta quindi mette in evidenza tre punti:
tutti i dieci valori sono presenti in tutti gli esseri umani e variano non solo da un individuo all’altro ma anche da una cultura all’altra;
ogni valore può essere attivato semplicemente se viene stimolato;
ognuno di questi valori cambia non solo nell’arco della vita di una persona ma nel corso di una giornata in base al ruolo e al contesto che ricopre un individuo.
Da ciò si evince la complessità della natura umana che è ben lontana da quella ritratta con il modello dell’uomo economico razionale.

Nella seconda parte della puntata nr. 12 trovi la descrizione dei restanti cambiamenti.

Non perderti la prossima, metti mi piace alla pagina Culturaintour

⭕ Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth – puntata 11

, in

Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth – puntata 11
Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

3a mossa, Coltivare la natura umana
Passare dall’Uomo economico razionale (in questa puntata)
a esseri umani sociali adattabili (prossima puntata)

Dimentichiamo l’Homo economico razionale!

Nell’immagine puoi vedere come Kate Raworth ha disegnato l’homo economicus.

Una delle storie più pericolose dell’economia del XX secolo è la rappresentazione dell’umanità come uomo economico razionale.

Facciamo un salto indietro nel tempo.
A quando risale la nascita di questa rappresentazione?
Dobbiamo fare riferimento ad Adam Smith, il fondatore dell’economia politica liberale, con le sue pubblicazioni: nel 1759 The Theory of Moral Sentiments (Teoria dei sentimenti umani) e nel 1766 The Wealth of Nations (La ricchezza delle nazioni).
Adam Smith pensava che l’uomo avesse una sua natura egoistica ma allo stesso tempo dotato di principi che lo fanno interessare alla sorte degli altri anche in forma disinteressata.
Tuttavia il prototipo di individuo che combinasse l’aspetto egoistico e quello di propensione ad occuparsi dei suoi simili lo rendeva un personaggio complesso e imprevedibile che non poteva essere in sintonia con la politica economica. L’economia infatti necessitava di un uomo estremamente “razionale” con interesse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali capace di calcolo utilitaristico avendo come obiettivo la massimizzazione del proprio benessere.
Va precisato che il termine “razionale” in questo contesto non ha lo stesso significato nell’uso comune o nella filosofia o nell’etica.
Il significato di razionalità riferito all’uomo economico è di perseguire i propri obiettivi con una mentalità “calcolatrice” avendo come obiettivo esclusivamente il proprio benessere.

Nel 1844 l’economista John Stuart Mill affermò che l’economia politica non tratta il complesso della natura umana ma vede l’uomo solamente in quanto essere desideroso di ricchezza aggiungendo a questa rappresentazione il disprezzo per il lavoro e l’amore per il lusso.

L’homo economicus per Mill era il modo in cui la scienza doveva necessariamente procedere.

Nel 1880 l’economista Charles Stanton Devas criticò aspramente Mill per aver dato un’astratta semplificazione della complessa realtà umana perché di fatto stava proponendo come modello un “animale cacciatore di dollari”.
Nonostante le obiezioni la teoria economica nel tempo a seguire supportò il modello Homo economicus fino a plasmare i comportamenti sociali e persino il linguaggio.

L’economista Robert H. Frank sulla base della seguente domanda ha fatto una ricerca:
Quali conseguenze nella società, se si è fortemente convinti di una determinata natura umana?

Risposta:
Comporta il fatto che diventiamo ciò che ci diciamo che siamo.
Gli studenti che hanno una formazione economica sono di solito più egoisti rispetto agli altri.

Robert H. Frank, assieme a Thomas Gilovich e Dennis Regan della  Cornell University, nel 1993 ha condotto un’indagine sul comportamento degli studenti che avevano una formazione economica.
Lo scopo era analizzare in quale misura l’esposizione al modello di interesse personale, proprio delle teorie economiche accademiche, potesse influenzare o alterare la condotta di un individuo.
Il risultato che emerse fu che quasi il 61 percento degli studenti di economia mostrava una spiccata propensione ad essere egoista contro il 39 percento degli studenti di altre facoltà.

A convalidare l’ipotesi secondo cui la formazione accademica influenzi in modo decisivo logiche comportamentali, vi è un altro studio condotto in Germania.

Nel 1997 B. Frank e G. Schulze di un’università tedesca hanno svolto una ricerca. È emerso che gli studenti di economia sono significativamente più corruttibili dei colleghi delle altre facoltà,
Nello specifico venne creata una situazione in cui gli studenti si trovavano di fronte alla scelta di perseguire il proprio interesse personale oppure il benessere sociale.
L’esperimento quindi aveva come finalità di valutare quanto il livello di egoismo individuale prevaricasse l’interesse degli altri.
Risultò un netto distacco tra gli studenti di economia rispetto a studenti di altre facoltà. I primi avevano spiccati comportamenti opportunistici.

La tesi però aggiungeva anche un’altra ipotesi e cioè che potrebbe essere verosimile che gli studenti di economia scelgano questo tipo di studi perché già predisposti a una mentalità in cui domina il proprio tornaconto a discapito del benessere degli altri.

Il fatto diventa inquietante se si pensa che il modello “uomo economico razionale” va oltre le aule universitarie e influenza il mondo reale, quello finanziario per esempio.
Donald MacKenzie e Yuval Millo, sociologi nell’economia, ebbero a dire:

“L’economia finanziaria contribuisce a creare nella realtà il tipo di mercati ipotizzati nella teoria e se le teorie sono sbagliate, i risultati sono catastrofici.”

Il modello “uomo economico razionale” ha ridefinito anche il linguaggio.
Nel XX secolo è diventata una costante nella vita pubblica parlare di “consumatore” al posto di “cittadino”.

“Bisogna fare attenzione a ciò che esprimono le parole – spiega Justin Lewis, analista dei media e della cultura – perché il cittadino ha un ruolo in ogni aspetto della vita, da quella culturale, sociale ed economica. Il consumatore invece trova una dimensione solamente nel mercato”.

Non perderti la prossima, metti mi piace alla pagina Culturaintour